AAG - Allora Guido, sapendo della tua passione per il Mare: stai meglio in acqua o a “surfare” a video?
G.M. - Mi pare un bell'esempio di non-domanda che merita una non-risposta..
AAG - Riassumendo un pò dei tuoi ruoli professionali: Managing Director "Fondazione Inplana; CEO presso "Gestione Telecomunicazioni s.r.l."; Owner & CEO presso "Promedia Expert"; Marketing Manager presso "Promedia s.r.l."; Edp Manager and CEO assistant presso "Mediagraf S.p.A."; Junior consultant presso "Engineering Ingegneria Informatica S.p.A.". Ce né abbastanza per chiederti: cosa vuol dire oggi avere una posizione strategica nell'attuale diffusione dei Media?
G.M. - Beh, strategica mi pare veramente esagerato, si tratta solo di tanti piccoli pezzi di un puzzle che cambia continuamente: il bello è capire quale muovere e quando, dato che l'immagine da comporre cambia sempre.
AAG - Perché secondo te siamo un pò tutti chiamati a "inoculare piccole dosi di Marketing nella pratica quotidiana"?
G.M. - Perché viviamo in un grande mercato, magari anche non necessariamente solo orientato al profitto, ed ognuno di noi è un piccolo brand da gestire, altrimenti lo farà qualcun altro al nostro posto.
AAG - "Attualmente, ogni soggetto usando Media e device digitali può essere un aggregatore di contenuti da ri-distribuire". Accettando questa affermazione come reale, vedi limiti o pericoli sociali nel futuro dello scambio di informazioni fuori dal controllo della professionalità?
G.M. - Nessun pericolo, soprattutto se si evita di confondere la professionalità/mestiere con la difesa di interessi corporativi. Viviamo in un periodo di inedita ampiezza "democratica"
AAG - Dal "MULTImedia al MACROmedia" oltre ad essere un blog di rete in cui scrivi, è anche un concetto che stai diffondendo da anni. Visto che "fare Marketing editoriale è sempre più un guaio labirintico per l'Impresa", il macromedia si regge oggi solo sull'interesse, i bisogni, la curiosità del singolo?
G.M. - Solo sul fatto che tu produca un contenuto interessante per qualcuno, fosse anche una micronicchia in Papuasia, riuscendo a raggiungerla (parenti ed amici non valgono).
AAG – Tu hai coniato una parola interessante "EDITORITE" definendola una brutta malattia, nel senso che la voglia di fare sempre nuovi prodotti editoriali è un sintomo di grande vitalità, ma qualche volta sconfina nella patologia. Pensi ci siano tanti malati nel Web 2.0?
G.M. - Sicuramente troppi, anche se c'è spazio per tutti che non necessariamente potranno camparci, però.
AAG - Giusto l'anno scorso durante una lezione alla Facoltà di Statistica all'Università di Padova, hai affermato che: "serve un sistema di misura riconosciuto da tutti gli operatori della comunicazione capace di rendere confrontabili veicoli pubblicitari assai diversi (stampa, TV, Radio, Web…). Posto il fatto che il Web si sta attrezzando per essere misurabile, gli altri Media cosa stanno facendo? E sarebbe utile usassero Internet per "misurarsi"?
G.M. - Il problema non à misurare ma "perché misurare". Quello che non si deve fare à, ad esempio, usare la metrica pubblicitaria (= auditel, audipress, ecc.) per scopi diversi (analisi di qualità, indagine sociologiche, ecc.). E' come se usassimo il termometro per misurarci la pressione. Qualche numero salta anche fuori, ma sarà significativo?!
AAG - Un pò di umanità in mezzo a tutta questa tecnologia invasiva male non fa, quindi ti spingo a dire due parole su un altro blog che dirigi, dal titolo molto evocativo "Cosa fare da grande? Storie di vite (ri)riprogettate".
G.M. - E' un progetto complesso che ha avuto una sua prima concretizzazione a Settembre 2011 e verrà replicato anche nel 2012. Sarebbe lungo risponderti perché bisognerebbe attaccarci un'ampia spiegazione del contesto in cui è nato e si svilupperà (per chi volesse saperne di più: Storie di vite (ri)progettate ndr).
AAG - Vorrei chiudere questo AAG Caffè chiedendoti una riflessione personale sul tema dell'indipendenza del professionista/uomo che comunica e quanto è possibile esserlo nell'inevitabile stratificazione dell'informazione quotidiana.
G.M. - Temo che l'indipendenza sia un concetto impraticabile per un professionista in quanto si dipende sempre da un committente e dal suo budget. Ovviamente questo non significa appiattirsi sui suoi voleri (tanto vale che il cliente si compri uno specchio) ma anzi, è necessario essere sempre portatori di valore aggiunto inedito, offrendo un punto di vista diverso sulle cose o semplicemente ragionare in modo eccentrico.
AAG - Arrivati a questo punto: "Fatti una domanda e datti una risposta".
G.M. - Perché ci hai messo 6 mesi a rispondere a queste domande? Perché ogni volta che leggevo le bozze di risposta ritenendo di aver scritto grandi ed inutili sciocchezze da dimenticare (figuriamoci da pubblicare in internet). E tuttora mi sembra che sia cosí, ma mi sono stufato di vedere questa cosa nella mia "to do list". |