AAG - Tu sei stato direttore creativo in una Agenzia di pubblicità, ora sei operativo in Zooppa. Potresti darci una spiegazione coerente della differenza che c’è tra “Comunicazione virale” e “Comunicazione politicamente corretta”?
A.C. - Nessun differenza, perchè tutta la comunicazione tende ad essere politicamente corretta, anche quella virale, in quanto punta al consenso assecondando lo spirito dei tempi. Immagino però che con “Comunicazione politicamente corretta” tu intenda quella prodotta e diffusa secondo metodologie classiche e con “Comunicazione virale” quella concepita e condivisa secondo metodologie legate al social networking su internet. Sono onesto, non saprei dare una spiegazione davvero coerente della loro differenza, ammesso che siano davvero due vie distinguibili. Forse in quella “virale” è molto più importante la reazione di colui che riceve il messaggio, perché ci si attende che lo diffonderà a sua volta. Il passaparola però è sempre esistito, anche prima di internet, solo era più difficile da innescare. In sostanza, le differenze ci sono, ma non mi sembrano coerenti e non saprei realmente definirlo.
AAG - Brevemente, cosa vuol dire oggi nel mondo del lavoro essere un “Community Manager”?
A.C. - E’ come essere il sindaco di una metropoli di campagna, nel mio caso pubblicitaria. Bisogna avere coscienza dei processi di gestione e soddisfazione di un gruppo di persone. Bisogna sapersi calare nella psicologia dei singoli, mantenendo però una visione d’insieme. Bisogna saper ascoltare. Bisogna capire cosa lega e cosa divide. Bisogna cogliere sogni, desideri, aspettative, ma anche frustrazioni e negatività. Bisogna mantenere la calma. Bisogna conoscere quali strumenti utilizzare, nel mio caso su internet, per far crescere la community e attivare processi virtuosi. Il tutto senza utopie. Insomma, tante cose. Non credo di essere capace di farle tutte. Né sono certo se in futuro vorrò continuare a farle.
AAG - Dal Manifesto di Zooppa pubblicato in rete: “…Siamo qui per ricordare che Zooppa non è una fabbrica di prodotti finiti e nemmeno un laboratorio di idee. E' entrambe queste cose e nessuna delle due. E' a tutti gli effetti qualcosa di mai visto prima”. Tolta l’enfasi dell’affermazione, perché è qualcosa di: mai visto prima?
A.C. Perché finora, nel campo della comunicazione pubblicitaria, i prodotti finiti e rifiniti (lo spot televisivo, l’affissione ufficiale, ecc) erano una cosa, mentre i rough, i layout, le idee visualizzate erano un’altra. Erano due mondi nettamente distinti. In Zooppa c’è questo strano ibrido: i contenuti sono finiti, nel senso di utilizzabili dall’azienda, ma l’azienda non li ha “licenziati”, ovvero non gli ha dato l’ok, li deve accettare come sono caricati sulla piattaforma… e spesso assomigliano a rough o a layout avanzati, eppure fanno già comunicazione. Ciò non toglie che l’affermazione sia un po’ enfatica, ma ogni tanto ci vuole.
AAG - Pensando a Zooppa mi viene facile una riflessione: creativi di tutto il mondo unitevi! Al di là della battuta, è evidente che il movimento di Zooppa potrebbe già ora aver superato, con i suoi progetti aggregativi, l’impegno di certe Organizzazioni di categoria che da anni si battono per il riconoscimento sociale della “classe creativa” nazionale. Sei d’accordo?
A.C. - Non credo che progetti come Zooppa siano attualmente ben visti dalle associazioni di categoria, ma nemmeno che Zooppa possa sostituire il valore e il senso di un’associazione di categoria. Di sicuro è importante che chi aderisce a queste organizzazioni si confronti con i fenomeni in corso. E’ singolare che nonostante gli strumenti per fare rete ci siano e siano molto più sviluppati che in passato, siano poco utilizzati dalle associazioni professionali. Ci sono gruppi su Linkedin o forum di discussione che ormai hanno una rilevanza, per i loro aderenti, molto più alta di qualunque associazione strutturata. Esempi virtuosi però ci sono: vedi il Romagna Creative District.
AAG - Tu pensi che oggi il “creativo” sia dovunque, o c’è un ripetersi costante delle stesse rappresentazioni visive che sta diventando, soprattutto in rete, un rumore di fondo?
A.C. - Non credo che il creativo sia dovunque, ma credo che tutti gli uomini siano dotati di spirito creativo, in diversa misura e su campi di applicazione diversi. Creatività è un parola forte comunque, forse abusata. La creazione è una prerogativa di Dio e non dell’uomo. Ma da quando Dio si è fatto uomo ci è concesso di usarla. Il proliferare di canali e la democratizzazione dei mezzi di produzione ha comportato un parallelo proliferare di espressioni, è normale che vi sia ripetizione e stereotipazione, dunque rumore di fondo. Penso di contribuire anch’io a crearlo, ma le perle ci sono sempre.
AAG –“I motori di ricerca nel Web stanno monopolizzando l’informazione e riducendo la nostra capacità di analisi, abituandoci a contenuti brevi e spot immediati. Questo vale sopratutto per le notizie giornalistiche di qualità e i loro approfondimenti che subiranno una drastica riduzione quantitativa”. Cosa pensi di questa affermazione?
A.C. - Non so chi l’abbia detto e sarebbe importante capirlo per contestualizzarla. In realtà mi sembra il contrario, direi che i motori di ricerca possano aiutare ad approfondire molto più velocemente e facilmente. L’eccesso di sintesi, per così dire, nasce con la tv, non con internet. La semplificazione è un processo connaturato alla concorrenza fra i media e alla loro proliferazione, è la risposta all’eccesso. In ogni caso non sposterei la responsabilità dalle persone ai mezzi. Se vogliamo approfondire, facciamolo, è nelle nostre facoltà, non imputiamo ai media la mancanza di approfondimento. Chiediamoci se non siamo noi - fruitori delle opinioni e delle informazioni - a essere superficiali, a cercare la superficialità. Senza considerare che una sana dose di semplificazione è utilissima. Più che dai motori invece, sono “preoccupato” dall’eccesso di rating sul web, dove tutto tende a trasformarsi in una scelta binaria “mi piace – non mi piace” in cui si perdono le sfumature.
AAG - Andando sul personale: quanta comunicazione digitale c’è in questo momento nella tua vita? O meglio, i tuoi ritmi quotidiani sono scanditi dagli oggetti interattivi o quando puoi te ne allontani?
A.C. - Sono scanditi, sicuramente, ma non troppo. Ad esempio per il momento non ho l’esigenza di possedere uno smartphone o qualunque altro device digitale che mi permetta di essere sempre connesso alla rete. Allo scandire dei tempi digitali, cui non rinuncerei mai perché sono parte della mia vita, mi piacerebbe abbinare lo scandire di una campana, lo scandire del tempo liturgico durante la giornata e durante l’anno, lo scandire delle stagioni con le sue feste, un tesoro straordinario, grandioso e ricco di senso, che si sta perdendo e che io soprattutto sto perdendo.
AAG - Per certe persone “curiosità” e “attenzione” non sono solo due sostantivi ma una necessità per approfondire la conoscenza. Con questa mia certezza, ti chiedo: elenca cinque “eccezioni”, cioè cinque cose che hai visto in questo 2010 (ormai alla fine) che ti hanno stupito?
A.C. - Che domande difficili cavolo. Riflettendo a fondo direi: mi ha stupito molto che l’Italia abbia combinato quel disastro ai mondiali di calcio. Eravamo obiettivamente scarsi, ma di solito ce la caviamo sempre, in queste competizioni è dura batterci. Sono rimasto così sorpreso della nostra eliminazione che vale per cinque.
AAG - Tu dialoghi costantemente all’interno dei Social network dove si pratica il “collezionismo” di: amico; amica; amici. Definisci la parola “amicizia” secondo il tuo punto di vista!
A.C. - Amicizia su internet vuol dire contatti. Amicizia è volersi bene, semplicemente. Non succede con tutti i contatti che hai, ma anche i contatti possono essere amici.
AAG - Siamo al termine di AAG Caffè e puoi scegliere tra: 1) - Fatti una domanda e datti una risposta. Oppure: 2) - Fai una domanda alla community di Zooppa e aspetta una risposta.
A.C. - 1) Domanda: Credi che sia davvero importante quello che hai detto in questa intervista? Risposta: Direi di no. |