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AAG - Secondo te è ancora valido oggi l’adagio popolare del: chi scrive deve farsi leggere?
M.C. - Chi scrive lo dovrebbe fare con occhi nuovi. I contenuti sono esplosi in aria come coriandoli in cielo ed è una sfida, oggi, far coincidere il contenuto alla forma. Si scrive troppo e di tutto.
AAG - Tu sei un Calligrafo professionista, cioè hai approfondito studi specifici sulle scritture storiche e pratichi la Calligrafia su commissione di clienti, un'attività che consiglieresti a ogni creativo o una qualità tutta da ricercare?
M.C. - Sono percorsi propri che vanno ricercati e approfonditi durante l’esperienza professionale. Mi sono sempre interessato alle lettere. Studiando lettering mi veniva voglia di disegnarle e conoscerle meglio. Il passaggio alla Calligrafia è stato brevissimo e mi è servito per entrare meglio nel linguaggio della grafica. Cercavo un modo vivo per esprimere il segno attraverso forme funzionali alla comunicazione.
AAG - Se consideriamo la Calligrafia “design di comunicazione” associa ad ognuna di queste tre parole una “azione da Calligrafo”: A – Segno; B – Forma; C – Equilibrio.
M.C.
Segno = il pensiero;
Forma = la scelta del strumento adatto e della tecnica appropriata;
Equilibrio = la composizione nello spazio.
AAG - "La tecnica di scrittura amanuense secondo canoni di nitidezza ed eleganza deve essere una scuola di pensiero prima di diventare una scuola pratica. Scrivere è una ricerca interiore che non ha mai fine. Anche dopo anni di pratica ci si potrebbe ritrovare ad un livello poco più che sufficiente". A che punto è la tua ricerca?
M.C. - In questo momento della mia vita ho necessità di sintetizzare e ridefinirmi alla luce di diverse esperienze vissute sia a livello professionale che personale. La formalità della scrittura ha ceduto il passo alla profondità del segno.
Franz Kline sosteneva che occorre tracciare un segno che non si può interpretare. Non mi interessa un segno banale e non mi interessano più le acrobazie tra le lettere. Dal punto di vista artistico sto lavorando per concept. Natura e organicità sono alla base della mia ricerca.
AAG - La storia dice che tremila anni fa in Cina nasce la Calligrafia che utilizza simboli grafici o “pittogrammi” per scrivere. La storia dice che anche l’Italia tra il ‘400 e ‘500 si distingue inventando modelli calligrafici di riferimento, esempio la “Cancelleresca” conosciuta in tutto il mondo come “Italic”. Oggi, dove il mondo sembra non avere confini, chi sono gli autori più significativi e i Paesi che guardano a questa arte come superiore alle altre?
M.C. - Sono del parere che i maestri non vanno dimenticati e che anzi vanno riscoperti e studiati. L’editoria oggi ci offre molte possibilità rispetto al passato e quindi non è difficile recuperare le fonti.
Per i modelli di scrittura sarebbe davvero auspicabile ritornare ai corretti stili di scrittura, poiché la scuola - oggi - ha dimenticato le regole formali dello scrivere bello. La politica è assente e tutto è demandato alla volontà di pochi illuminati.
Non si capisce il ruolo fondamentale di alcune arti come la Calligrafia, la Musica, la Fotografia o il Disegno. La scuola sminuisce nei tempi e nelle proposte le verità contenute in queste discipline. Verità che contemplano la bellezza, l’armonia, la pazienza, l’ordine, il ritmo e il buon gusto della vita.
La tecnologia ci fa comunicare ma ci siamo dimenticati di come raccontare noi stessi su un pezzo di carta. Fuori dall’Italia sembra che tutto sia diverso. Stranamente i ragazzi apprendono il modello “italic” e scrivono diari personali. Non solo blog e facebook ma anche pagine di diario quotidiano. Gli artisti si sono “accorti” della parola scritta e sempre più assistiamo ad opere in cui lettere e parole sono presenti nel messaggio e nella forma. Il mondo è ribaltato e penso che ci sia un’urgenza di dire, scrivere e urlare argomenti che abbiano un senso.
La Calligrafia (formale o espressiva) è praticata e presentata come arte a tutti gli effetti e non solo come una possibilità di realizzare diplomi o partecipazioni di nozze. Il nord Europa e le Americhe sono tra i paesi che più propongono e diffondono maggiormente la Calligrafia.
AAG – La Calligrafia si potrebbe paragonare a un gesto irripetibile pieno di contenuti metodologici. Seguendo questo ragionamento quanto si può esagerare, secondo te, in termini di estetica della parola scritta che forma un'opera di Calligrafia?
M.C. - Conoscere un metodo aiuta all’autoanalisi dei propri percorsi progettuali. Un’artista designer vive la dualità dell’esigenza e della necessità. Esigenza del cliente e necessità dell’artista. Il primo attento a risultati commerciali il secondo nell’esprimere i propri stati interiori.
Quando il metodo è assimilato si può guardare alla sperimentazione e cercare vie estetiche che talvolta disorientano lo spettatore. L’estetica dell’opera calligrafica espressiva utilizza un nuovo linguaggio. Il segno diventa la nuova parola scritta e si preoccupa di conservare e manifestare l’energia pulsante del suo autore.
AAG - Tu sei un autore invitato a esporre il tuo lavoro in mostre personali, sia in Italia che all’estero. Quantificando in Euro: Quanto vale oggi nel mercato dell’Arte un’opera calligrafica?
M.C. - L’Arte non ha prezzo.
AAG - Andando sul personale: ti senti un autore più rigoroso o più espressivo?
M.C. - Decisamente espressivo ma con rigore.
AAG - Se c’è, descrivi a parole una tua opera Calligrafica che continua ad ispirarti.
M.C. - Quando un individuo cammina sulla spiaggia lascia le sue impronte lungo il percorso. Se dovessimo ripercorre lo stesso tragitto lasceremmo impronte differenti, pur seguendo la stessa direzione. Ho rappresentato questo concetto in un’opera su carta, all’ultima esibizione presentata qualche mese fa in Svizzera. Sono due segni - diversi nella traccia - che si rincorrono l’uno nell’altro, affiancati ma mai coincidenti, suggerendo un dinamismo spaziale infinito.
AAG - È ormai consuetudine di AAG Caffè chiudere con: Fatti una domanda e datti una risposta.
M.C. - Cosa vorresti fare da grande? Il cuoco o il giardiniere. |